Ogni euro investito in sicurezza va investito anche in cultura, vogliamo mettere in diretta correlazione questi due temi cogliendo l’aspetto più prettamente sociale del programma culturale per il Paese e per il nostro territorio. Con la cultura si fa integrazione e si “rammendano” città e periferie. Si tratta della rottura del paradigma securitario fine a sé stesso e, viceversa, di una gigantesca scommessa sul valore identitario della cultura nel nostro tempo.
Per Arezzo e le sue vallate occorre coltivare una “coscienza culturale” e investire sul presente per valorizzare il passato e proiettarsi nel futuro. L’obiettivo nazionale è quello di aumentare gli investimenti in cultura, arrivando nell’arco di una legislatura al 2% del Pil. Questi investimenti serviranno a rigenerare la nostra città partendo da quei luoghi dove invece adesso la fa da padrone il degrado.

La produzione culturale assume i caratteri di un nuovo modo di fare cittadinanza, attraverso progetti di rigenerazione urbana e territoriale: dobbiamo rafforzare il senso di appartenenza identitaria, attivare le città nella creazione di valore economico e sociale attraverso la cultura e la creatività, aumentare ulteriormente la visibilità, il racconto e la reputazione del nostro patrimonio, tutto, non solo quello più noto. Le proposte viaggiano sul fronte del riutilizzo di aree dismesse, periferiche e sottoutilizzate; messa in sicurezza del patrimonio artistico; nuovo mecenatismo culturale (art bonus); completamento del piano paesaggistico nazionale.
Un altro importante risultato per la cultura e la promozione di questo territorio è la legge promossa da Marco Donati per il riconoscimento, la valorizzazione e il sostegno alle rievocazioni storiche che ha consentito l’ingresso nel (FUS) fondo unico per lo spettacolo di risorse per le manifestazioni di rievocazione.

Cultura sono anche le imprese culturali e creative, che hanno beneficiato dell’introduzione degli incentivi fiscali per il loro sviluppo. Cultura è cinema e spettacoli dal vivo, anch’essi protagonisti di un grande rilancio. Cultura è design, è moda, è cibo, è capacità di progettare e di applicare la nostra arte ai canoni della produzione e alle esigenze dell’impresa.
Fin dall’inizio della legislatura appena conclusa, abbiamo puntato tutto sulla cultura. La creazione del sistema museale nazionale (e il conseguente boom di visitatori, +30%, e degli incassi, +53%), l’assunzione di 1.000 funzionari tecnici dopo anni di blocco, la riforma dello spettacolo dal vivo (con un incremento rilevante di risorse), l’ArtBonus, l’investimento sulla domanda di cultura dei più giovani (con 18App), quello su librerie e lettura, la legge sul cinema e il riconoscimento del tax credit alle imprese culturali e creative sono solo alcuni tra i provvedimenti messi in campo in questi anni. Il bilancio del Mibact è aumentato del 62,5%. Il ruolo dell’Italia è tornato centrale in Europa e nel mondo, anche grazie alle eccellenze nella tutela del patrimonio, dai caschi blu della cultura alle missioni di restauro nelle zone a rischio, e al primo G7 nella storia dedicato a questi temi. Il patrimonio culturale e il turismo sono finalmente riconosciuti come motore economico dello sviluppo del Paese.

Le proposte si fondano su quattro progetti chiave:

Rigenerazione culturale, piano di rigenerazione delle aree dismesse, sottoutilizzate, periferiche, segnalate da enti locali, reti locali di operatori, artisti o semplici cittadini, sul modello del progetto Bellezza@. Tutti potranno segnalare, utilizzando anche una mail, luoghi pubblici e spazi da ristrutturare, recuperare o reinventare: un fondo strutturale sarà destinato alla realizzazione di questi progetti.

Un patrimonio al sicuro, messa in sicurezza del patrimonio culturale oltre l’emergenza, perché la fragilità intrinseca del nostro Paese riguarda tantissimi comuni italiani e ricade inesorabilmente sui beni culturali. Vogliamo istituire un fondo “Patrimonio al sicuro” per piccoli interventi di messa in sicurezza dei beni culturali in aree ad alto rischio sismico. Nel frattempo il Ministero della Cultura ha stanziato oltre 600 milioni per il periodo 2018-2022 in favore di interventi di ristrutturazioni e miglioramento sismico per il patrimonio artistico. In provincia di Arezzo sono in arrivo circa 11 milioni, così ripartiti: Palazzo Albergotti 570 mila euro, Pieve di Santa Maria 1,1 milioni, chiesa di S. Maria in Gradi 300 mila euro, Consolidamento e restauro del paramento murario nel tratto compreso tra la Fortezza Medicea e Porta Stufi 1,1 milioni, Cappella Bacci un milione, Museo Archeologico Nazionale Mecenate un milione, Museo di Casa Vasari 2,5 milioni, Museo Statale di Arte medievale e moderna un milione, chiesa del Calcinaio di Cortona 1,7 milioni, Monastero di Camaldoli a Poppi 250 mila euro, Pieve di Romena di Pratovecchio Stia 300 mila euro.

Verso un nuovo mecenatismo culturale, vogliamo promuovere la tutela e la valorizzazione dei beni culturali sul territorio, potenziando ArtBonus con nuovi meccanismi di raccolta fondi, incentivando e semplificando micro-donazioni di cittadini e turisti grazie all’uso di nuove tecnologie.

Per un paesaggio più sostenibile, ci impegniamo a completare la pianificazione paesaggistica del Paese, approvando e aggiornando entro la fine della prossima legislatura, insieme con le regioni, tutti i piani per assicurare la tutela e la valorizzazione sostenibile del paesaggio. Vogliamo dare più attenzione alle periferie urbane e alle nuove forme di arte e architettura contemporanee, proseguendo l’attuazione delle misure straordinarie avviate nel 2015.

LIVELLI ESSENZIALI DI CULTURA, UN’IDEA PER IL FUTURO
Come in ambito sanitario sono stati adottati i LEA, livelli essenziali di assistenza sanitaria, è plausibile ritenere che la medesima soluzione metodologica sia d’ispirazione in ambito culturale, e dunque si giustifichi l’equiparazione gestionale di sanità e cultura, annoverando quest’ultima tra i diritti della persona, accomunabile alla sanità per la connotazione è l’utilità sociale. In Italia non è più procrastinabile l’individuazione di strumenti per raggiungere un maggior livello e un’alta consapevolezza socioculturale. La cultura, come modo di vivere e conoscere, è responsabile della formazione della coscienza del cittadino e della collettività; la cultura, unita di fronte ai problemi sociali, deve trovare realizzazione a diversi livelli organizzativi (città, regioni, nazione, Stato). Un metodo, garante di correttezza, moralità, trasparenza, utilità, è rappresentato dal sistema dei LEC (livelli essenziali di cultura); i LEC dovranno essere assicurati ed erogati da enti locali in un sistema a rete. I LEC saranno garantiti dalle costituende ACL (aziende culturali locali). Così come al centro del sistema sanitario nazionale si colloca la ASL (azienda sanitaria locale), sarà la costituenda ACL (azienda culturale locale) a individuare i bisogni culturali della popolazione e del territorio, organizzando quanto necessario per il loro soddisfacimento.