L’esordio del Ministro Tria alla Camera

Ieri la Camera dei Deputati ha visto l’esordio del Ministro dell’Economia Giovanni Tria.
L’intervento è stato molto chiaro e non so se c’è da stupirsi o da rallegrarsi. Magari entrambe le cose perché interviene indirettamente su mesi e mesi di promesse e di campagna elettorale.
Il Prof. Tria ha illustrato alcuni concetti importanti. Ha parlato, ad esempio, delle «tensioni protezionistiche emerse negli ultimi mesi» che «hanno già rallentato la forte crescita del commercio internazionale registrata nel 2017 e raffreddato la fiducia delle imprese manifatturiere europee e asiatiche». Cosa vuole dire il Ministro? Semplicemente che, se i mercati iniziano a chiudersi per la guerra dei dazi, tra i primi a rimetterci ci sarà l’Italia e le sue tante aziende esportatrici. Insomma il nostro Paese e la sua economia ne subiranno enormi conseguenze. Domanda, il Ministro Tria ne ha parlato con Matteo Salvini che pensa l’opposto?

Andiamo avanti nel ragionamento.
Tria aggiunge «È bene non mettere a repentaglio» la discesa del debito/Pil perché rappresenta «una condizione necessaria per rafforzare la fiducia dei mercati, imprescindibile per la tutela delle finanze pubbliche, dei risparmi degli italiani e per la stabilità della crescita». A settembre inizierà a diminuire l’acquisto dei nostri titoli di stato da parte della Banca Centrale Europea perchè l’inflazione torna sopra il 2% e immettere ulteriore liquidità nel sistema rischia di diventare pericoloso. Cosa significa questo? Significa che nelle aste di collocamento del nostro debito pubblico non ci sarà più qualcuno che arriva e ci garantisce di sottoscrivere l’acquisto dei nostri titoli di stato ma torneremo ad essere valutati per la nostra capacità di restituire le somme “prestate”. Piano piano in Europa tornerà ad aumentare il costo del denaro e, nel caso del nostro Paese, se non saremo bravi, sarà sempre più costoso collocare il nostro debito con conseguenze pesanti sui tassi e sulla finanza pubblica e privata.
Altra domanda, ma il Ministro Tria ne ha parlato con Di Maio e Salvini? Perchè le parole usate dal Ministro tradotte significano: scordatevi le promesse della campagna elettorale.

Ultimo accenno alle parole che Tria ha dedicato alle generazioni più giovani e quelle future affermando: «dobbiamo mantenere un percorso di riduzione del nostro debito e, soprattutto, evitare ulteriore indebitamento volto a finanziare spesa corrente». E poi aggiunge un passaggio molto forte che per molti aspetti sorprende e appare come un’autocritica «Io appartengo alla generazione chiamata dei baby boomers; ebbene, sono consapevole del fatto che il debito, che opprime da vari decenni le nuove generazioni, soprattutto quella che viene definita dei millennials, debito che ostacola pesantemente un aumento del loro reddito, risalga ai comportamenti di quella generazione, della mia generazione».

A questo punto però occorre fare una valutazione finale perché qualcuno non la sta raccontando giusta. Capisco che il Presidente Conte abbia deciso di ricoprire il suo ruolo accettando che Di Maio gli dica in aula cosa dire o cosa non dire o che Salvini nel suo intervento in aula parli (cosa mai accaduta) dalla sedia che di solito spetta al Presidente del Consiglio. Allo stesso tempo però appare surreale che due leader abbiano scritto un “contratto di governo”, del quale Conte dice di farsi garante, ma le cui promesse, se prendiamo per buono quanto detto dal Ministro dell’Economia alla Camera, sono largamente irrealizzabili. Qualcuno, dunque, ci sta prendendo in giro e la mia speranza è che non sia Giovanni Tria perché se fosse così questo Paese rischia politiche che non può permettersi.